Bettin “Fuori di qui tutti i nazionalisti, noi siamo arcobaleno”

Riportiamo, per gentile concessione, l’intervista con Gianfranco Bettin, riportata nel numero odierno del Corriere della Sera sulla manifestazione di domani in campo Santa Margherita

Venezia. Gianfranco Bettin, da assessore di Venezia e prosindaco di Mestre ha amministrato una città con con un’attenzione particolare alla protezione dell’ambiente, alla lotta alle grandi navi, alla riconversione postindustriale di Marghera, da dove proviene. Sabato pomeriggio la sua città vedrà una piazza inedita, con le bandiere della Lega insieme ai tricolori della formazione della destra identitaria di Giorgia meloni.

Che effetto le fa?

Mi sentirei di dire quello che ripeteremo sabato in campo Santa Margherita: Fòra i nazionalisti dal Veneto. Ho firmato l’appello per una manifestazione alternativa, e ci sarò. Spero che le due piazze mostrino due diverse visioni della politica, della democrazia e soprattutto di Venezia.

Si può stare tranquilli per quanto riguarda possibili scontri?

Credo e spero di si. Sono due manifestazioni senza itinerari, concentramenti circoscritti, senza cortei.

La Venezia di Gianfranco Bettin è anche quella che da sempre accoglie pensatori e intellettuali di riferimento dell’ecologismo e della decrescita, da Serge Latouche a Marco Deriu. La “Venezia rossa” è un mito o una realtà?

È un po’ uno stereotipo, se ci fermiamo al colore rosso. Per restare alla metafora cromatica, parlerei di una Venezia arcobaleno, popolare e democratica, fatta di vari colori, che ha sempre respinto un certo nazionalismo e che si è sempre opposta a derive fascistoidi e destrorse.

Ma ha senso parlare di una Lega fascista? Non erano oltre le ideologie?

La lega a Venezia si è sempre espressa in termini molto di destra. La Lega veneziana non è mai stata particolarmente federalista, ma semmai molto legata a via Bellerio, anche per questo ha attecchito poco. È Venezia, di converso è sempre stata città attenta alla propria autonomia. Non a caso i fondatori del movimento, Rocchetta e Marin, hanno voluto rompere con questa Lega, riconoscendone il cambiamento.

I veneziani hanno una loro forma di idiosincrasia molto cittadina è un po’ radical verso la Lega Nord. Secondo lei, la lega di Salvini potrà “sfondare” dove non era riuscita la Lega di Bossi?

Diciamo che Salvini può prendere forse più voti della Lega rispetto a un tempo, ma seguendo lo schema lepenista li ruba all’interno della stessa destra: un po’ a Forza Italia, un po’ a Fratelli d’Italia, un po’ al bacino dell’ex Msi. Con qualche scontento di Grillo e, magari, del Pd.

Lei sostiene Felice Casson. È l’uomo giusto per battere il centrodestra alle prossime comunali?

Penso di sì, per la forza che ha la sua candidatura. Ma devo dire che questo vale anche per gli altri due possibili candidati del centrosinistra, Pellicani e Molina. Il rischio che Venezia cada in mano a “questi”, insomma, è pari quasi a zero.

A che si riferisce, in particolare?

Mi pare che la più forte, la più credibile, oggi sia la Zaccariotto. Non considererei Brugnaro un candidato del centrodestra, ma un outsider che al massimo punterà ad aggregare in modo trasversale.

Francesco Chiamulera

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