Lettera aperta alla vice sindaca Luciana Colle

di Renata Mannise.
Pubblicato sulla Nuova Venezia di martedì 22 novembre

Qualsiasi cittadina (o cittadino) di questa città abbia seguito, con un minimo d’attenzione, in queste ultime settimane, la vicenda del “Centro Donna”, circa la decisione assunta dalla Giunta comunale, con la delibera 276 dello scorso 27 settembre, non può non aver letto con costernazione il comunicato stampa dell’Amministrazione Comunale del 15/11/2016: “Centro donna: destituite di fondamento le notizie in merito alla chiusura”, dove si afferma che “l’ipotetica notizia della chiusura del Centro Donna da parte dell’Amministrazione comunale […] è falsa e si diffida chiunque dal veicolare notizie prive di fondamento

Mi rivolgo a Lei, Vicesindaco Colle, a Lei che ha la delega alla Cittadinanza della Donne, per chiedere se Le pare che questi siano i toni con cui rivolgersi alle donne di questa città che si sono mobilitate a difesa di un’istituzione, come il “Centro Donna”, che tanto ha significato per la vita democratica della nostra città e che è stato, per le donne un laboratorio di “cittadinanza attiva” e che di fatto, sin dalla sua nascita, si è caratterizzato come luogo-simbolo della battaglia delle donne, della loro emancipazione, della loro libertà.

Mi rivolgo a Lei per chiedere come si fa a non capire che la delibera di Giunta del 27 settembre snatura il servizio, smantellando la sua unicità: con la biblioteca di genere che passa al sistema bibliotecario comunale (divenendo una biblioteca tra le tante e perdendo ogni specificità) ed il Centro Antiviolenza che viene conglobato nel Referato alle Politiche sociali. Come si fa a non comprendere che il contrasto alla violenza di genere e, in primis, una battaglia culturale? Che il femminicidio non è altro che la punta dell’iceberg di una violenza sommersa e diffusa? Come si può non capire che separare il Centro Antiviolenza dalla stretta connessione con il “Centro Donna” significa non assumere, neppure sotto un profilo simbolico, quanto riconosciuto dalla Convenzione di Istanbul e cioè che “la violenza contro le donne è una manifestazione dei rapporti di forza storicamente diseguali fra i sessi, che ha determinato discriminazioni e impedito la piena emancipazione”?

E Lei, in primis, vicesindaco Colle, che ha la delega Cittadinanza delle donne, come fa ad accettare che il Centro Antiviolenza non sia di Sua competenza? Come fa a ritenere che le donne di questa città possono esercitare appieno i loro “diritti di cittadinanza”, quando Lei non ha neppure la delega per occuparsi della violenza di genere, che è uno dei fondamentali meccanismi sociali attraverso cui le donne si trovano in posizione subordinata e costituisce il principale ostacolo al raggiungimento della parità dei sessi e, di conseguenza, all’esercizio di una cittadinanza attiva?

Renata Mannise

Comitato Promotore Sinistra Italiana Venezia

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