Marchi, giù le mani dalla città!

Venezia, aeroporto Marco Polo – Ambientalisti, attivisti dei movimenti, sindacalisti. Tutti insieme per un Pat che sia uno strumento capace di difendere e di costruire la città che vogliamo. Un Pat che sia uno scudo e non una porta aperta per le devastanti speculazioni legate alla Tav, all’ampliamento dell’aeroporto e a Tessera City.

Srotolando due enormi striscioni con al scritta “Marchi, giù e mani dalla città”, questa mattina, venerdì 13 gennaio, una trentina di giovani ha simbolicamente occupato per un paio di ore circa la sala partenze dell’aeroporto Marci Polo. L’iniziativa che si è svolta pacificamente e senza causare intoppi ai passeggeri in procinto di imbarcarsi, è stata organizzata non soltanto da varie associazioni dell’ambientalismo lagunare come Legambiente, Vas e assemblea contro il Rischio chimico, o da centri sociali come il Rivolta  o il laboratorio Morion, ma anche dalla Filt Cgil. Tra gli manifestanti, anche il segretario provinciale Umberto Tronchin. Significativo che un sindacato che si occupata di tutelare i lavoratori dei trasporti, si trovi a condividere in toto, sul tema del piano di Assetto territoriale che  sta per andare in discussione in consiglio comunale, le posizioni degli ambientalisti e dei movimenti sociali. Un segno forte di come una certa politica di “sviluppo” indiscriminato a spese del territorio, dei beni comuni e della stessa democrazia sia oramai arrivata ad un punto di rottura e si sia rivelata socialmente e ambientalmente insostenibile.

Tra i partecipanti all’iniziativa al Marco Polo anche il consigliere della lista In Comune Beppe Caccia. “Vorremmo che qualcuno ci spiegasse che senso ha portare una stazione della Tav a Tessera – ha dichiarato l’ambientalista -. Per degradare a stazioni periferiche Mestre e Venezia? E per quale motivo un passeggero che sbarca al Marco Polo, presumibilmente per visitare Venezia e la sua laguna considerando che è questo lo scopo della gran parte dei viaggiatori che transita per questa sala, dovrebbe poi prendere il treno e non il bus o il motoscafo? Per andare dove? La verità è che il signor Enrico Marchi, presidente della Save, sa bene che nei prossimi vent’anni non si farà proprio niente di tutto ciò che lui propone. Non si farà la famosa terza pista dell’aeroporto, non si farà la Tav, né altre grandi opere tanto inutili quanto assurde. Tutta questo fantasticare serve solo a giustificare una lunga serie di infrastrutture speculative, di centri commerciali, di grandi alberghi legati a Tessera City che sono il vero pericolo per il nostro territorio”.

Un disegno che Caccia non esita a definire megalomane. Un disegno che non ha nulla a che cedere con i problemi di mobilità dello scalo veneziano e che non si rapporta con la crisi che stiamo attraversando. Crisi peraltro legata proprio a questo idea di “sviluppo” economico. Un disegno che risucchierebbe centinaia di milioni di euro di risorse pubbliche a solo vantaggio di interessi finanziari privati per lasciare al pubblico solo una colata di cemento sopra quel che rimane delle ultime aree verdi della gronda lagunare. Una cementificazione che, tra le altre cose, aumenterebbe il rischio di allagamenti nell’entroterra veneziano.

“Non dimentichiamoci però – conclude il consigliere della lista In Comune che ha annunciato una serie di emendamenti al Pat di prossima discussione – che non di sola difesa del territorio stiamo parlando. Qui è in gioco la nostra democrazia. Marchi incarna i poteri forti degli industriali e della Regione Veneto. Poteri con i quali ha bypassato il Consiglio Comunale di Venezia. Le infrastrutture che ha pomposamente presentato nel suo studio di fattibilità per il nodo intermodale di Tessera non sono mai state discusse in nessuna sede istituzionale. Nessuno le ha mai votate e nessuno ha mai potuto discuterle. Nessuno tantomeno le ha mai approvate. Questa non è democrazia. La gestione del territorio deve essere riportata nelle mani di chi lo abita e dei suoi diretti rappresentanti. Soprattutto va strappato dagli artigli di commissari speciali o di presidenti di carrozzoni che nessuno ha mai eletto e che fanno solo gli interessi degli speculatori”.

Riccardo Bottazzo

 

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