Venezia è una città d’acqua, anzi qualcosa di più: una città sull’acqua. Molti non sanno che il comune di Venezia è, per estensione , il più grande d’ Italia dopo quello di Roma e la parte d’acqua occupa più della metà del suo territorio. Per questo da sempre la mobilità legata a questo elemento rappresenta una parte importante e irrinunciabile della mobilità complessiva .
Negli ultimi trent’anni con l’aumento esponenziale delle presenze turistiche e la necessità di adeguare almeno in parte la sua specificità alle esigenze della vita contemporanea il volume di traffico che percorre le vie d’acqua , sia all’interno della città che in laguna , è diventato talmente intenso che in certi orari e/o in certi periodi ha raggiunto un grado di saturazione tale da far pensare che difficilmente si possa andare oltre senza scatenare il caos.
Mettere mano a questa materia non è cosa facile. Si tratta di una questione molto complessa con molti attori, molti interessi,molte esigenze da valutare , molte variabili da calcolare per cui non esiste un provvedimento risolutore ma è necessario procedere su più piani e con un ventaglio di interventi tenuti insieme da un obiettivo : razionalizzare e rendere efficiente e sostenibile il sistema.
Una difficoltà che va però affrontata e con urgenza perché l’attuale situazione genera una tale ricaduta negativa sulla efficienza dei servizi e un impatto talmente devastante sull’ambiente da peggiorare sensibilmente la qualità della vita di tutti.
Entrando nel merito crediamo che l’ aspetto della sostenibilità e della compatibilità ambientale sia il terreno che più di altri può consentire interventi efficaci e lungimiranti.
I maggiori danni all’ambiente prodotti dal traffico acqueo sono noti : inquinamento dell’aria e dell’acqua da emissioni di motori che bruciano carburante e lubrificante, inquinamento acustico , moto ondoso. Questi danni non sono però dovuti soltanto dalla quantità di imbarcazioni che circolano ma soprattutto dalla qualità di queste imbarcazioni.
Nonostante la domanda abbia sostenuto per decenni un mercato in espansione e le aziende , oltre che a moltiplicarsi , hanno visto un aumento costante del proprio fatturato nessuno ha operato investimenti per rinnovare il parco barche in senso innovativo. La quasi totalità delle imbarcazioni utilizzate è vecchia o, se di recente costruzione , comunque di concetto vecchio.
Siamo convinti che questo sia uno dei punti strategici su cui sia importante agire attraverso un piano di intervento graduale che stimoli i privati sulla necessità oltre che sulla convenienza di adottare nuove modalità e nuovi mezzi in grado di abbattere il peso dell’ impatto sull’ambiente ( nel senso più largo del termine) e quindi garantire ulteriori prospettive di crescita e sviluppo al settore .
Abbiamo già ribadito che si tratta di materia complessa dove non esiste la “bacchetta magica” e che anche sul fronte delle soluzioni tecniche per costruire materialmente una valida alternativa all’attuale sistema di trasporto acqueo molto c’è ancora da fare, ma non siamo all’anno zero .
Vi sono realtà imprenditoriali molto dinamiche ( tra cui noi ) che in questo ambito hanno già fatto significative esperienze sia sul terreno della tecnologia elettro-solare sia sulla motorizzazione ibrida ( e va bene chiarirlo non sono in alternativa ) che nella loro complementarietà stanno offrendo valide soluzioni ad esigenze diverse.
Quindi se da una parte serve un piano preciso che abbia come obiettivo finale la rivoluzione del sistema di traffico acqueo nel senso di sostenibilità e compatibilità ambientale dall’altra serve avviare fin da subito azioni che aiutino e favoriscano la ricerca , la sperimentazione e la possibilità di verifica delle soluzioni in grado di dare concretamente un’alternativa.
Moto ondoso e traffico acqueo
Venezia è una città d’acqua, anzi qualcosa di più: una città sull’acqua. Molti non sanno che il comune di Venezia è, per estensione , il più grande d’ Italia dopo quello di Roma e la parte d’acqua occupa più della metà del suo territorio. Per questo da sempre la mobilità legata a questo elemento rappresenta una parte importante e irrinunciabile della mobilità complessiva .
Negli ultimi trent’anni con l’aumento esponenziale delle presenze turistiche e la necessità di adeguare almeno in parte la sua specificità alle esigenze della vita contemporanea il volume di traffico che percorre le vie d’acqua , sia all’interno della città che in laguna , è diventato talmente intenso che in certi orari e/o in certi periodi ha raggiunto un grado di saturazione tale da far pensare che difficilmente si possa andare oltre senza scatenare il caos.
Mettere mano a questa materia non è cosa facile. Si tratta di una questione molto complessa con molti attori, molti interessi,molte esigenze da valutare , molte variabili da calcolare per cui non esiste un provvedimento risolutore ma è necessario procedere su più piani e con un ventaglio di interventi tenuti insieme da un obiettivo : razionalizzare e rendere efficiente e sostenibile il sistema.
Una difficoltà che va però affrontata e con urgenza perché l’attuale situazione genera una tale ricaduta negativa sulla efficienza dei servizi e un impatto talmente devastante sull’ambiente da peggiorare sensibilmente la qualità della vita di tutti.
Entrando nel merito crediamo che l’ aspetto della sostenibilità e della compatibilità ambientale sia il terreno che più di altri può consentire interventi efficaci e lungimiranti.
I maggiori danni all’ambiente prodotti dal traffico acqueo sono noti : inquinamento dell’aria e dell’acqua da emissioni di motori che bruciano carburante e lubrificante, inquinamento acustico , moto ondoso. Questi danni non sono però dovuti soltanto dalla quantità di imbarcazioni che circolano ma soprattutto dalla qualità di queste imbarcazioni.
Nonostante la domanda abbia sostenuto per decenni un mercato in espansione e le aziende , oltre che a moltiplicarsi , hanno visto un aumento costante del proprio fatturato nessuno ha operato investimenti per rinnovare il parco barche in senso innovativo. La quasi totalità delle imbarcazioni utilizzate è vecchia o, se di recente costruzione , comunque di concetto vecchio.
Siamo convinti che questo sia uno dei punti strategici su cui sia importante agire attraverso un piano di intervento graduale che stimoli i privati sulla necessità oltre che sulla convenienza di adottare nuove modalità e nuovi mezzi in grado di abbattere il peso dell’ impatto sull’ambiente ( nel senso più largo del termine) e quindi garantire ulteriori prospettive di crescita e sviluppo al settore .
Abbiamo già ribadito che si tratta di materia complessa dove non esiste la “bacchetta magica” e che anche sul fronte delle soluzioni tecniche per costruire materialmente una valida alternativa all’attuale sistema di trasporto acqueo molto c’è ancora da fare, ma non siamo all’anno zero .
Vi sono realtà imprenditoriali molto dinamiche ( tra cui noi ) che in questo ambito hanno già fatto significative esperienze sia sul terreno della tecnologia elettro-solare sia sulla motorizzazione ibrida ( e va bene chiarirlo non sono in alternativa ) che nella loro complementarietà stanno offrendo valide soluzioni ad esigenze diverse.
Quindi se da una parte serve un piano preciso che abbia come obiettivo finale la rivoluzione del sistema di traffico acqueo nel senso di sostenibilità e compatibilità ambientale dall’altra serve avviare fin da subito azioni che aiutino e favoriscano la ricerca , la sperimentazione e la possibilità di verifica delle soluzioni in grado di dare concretamente un’alternativa.