«Marghera non è una pattumiera»

Inceneritore a Fusina, Bettin contro il ministro leghista Luca Zaia

«Vogliono riportare indietro la storia, ma la città li fermerà» Gianfranco Bettin si scaglia contro il ministro Luca Zaia, candidato leghista a governatore del Veneto.
Dopo l’intervista concessa a La Nuova Venezia, l’esponente ambientalista attacca il ministro del Carroccio sulla questione dell’inceneritore di rifiuti a Marghera: «Ora è ancora pi chiaro. La Lega e la destra venete vogliono fare di Marghera la pattumiera e l’inceneritore della Regione. Lo avevano lasciato capire nei mesi scorsi e ora lo dicono esplicitamente».
Bettin si riferisce alle parole di Zaia, candidato a guidare la Regione dal 2010 e del capogruppo del Pdl in Consiglio regionale Remo Sernagiotto. «Sono entrambi trevigiani ed entrambi hanno detto, come gli altri, che gli inceneritori del Veneto vanno fatti a Marghera. Del resto, la giunta regionale ha già deliberato in questo senso. Aspetta solo che passimo le elezioni per confermare tutto». Secondo Bettin, la Lega Nord e il Pdl «se ne fregano delle migliaia di firme raccolte, dei pronunciamenti degli organi rappresentantivi dei cittadini, Municipalità e Comune in primis; se ne fregano del cumulo di impianti no- civi già presenti e che andrebbero anzi riconvertiti e vogliono aggravare la situazione». L’ambientalista mestrino va gi duro e accusa Zaia e Sernagiotto di «voler ributtare indietro la storia della città, facendone la loro megapattumiera e il loro megainceneritore. Prepotenti e arroganti sono gli stessi che hanno rimosso il prefetto colpevole di pensare con la propria testa e pensano di poter fare quello che vogliono. Non ci riusciranno. La città li fermerà». Nell’intervista al nostro giornale, uscita nell’edizione di ieri, domenica 27 dicembre, il ministro Luca Zaia rispondendo ad una domanda sugli impianti di trattamento dei rifiuti nella regione Veneto ha affermato di non essere contrario all’ inceneritore: «Penso a Fusina, tutti mi dicono che è sottoutiizzata rispetto alle potenzialità. Un inceneritore doveva avere un bacino di utenza di un milione di abitanti, con la raccolta differenziata probabilmente salgono a due milioni e mezzo. Ne bastano un paio nel Veneto».

Articolo di Mitia Chiarin da la Nuova Venezia del 28 dicembre 2009

Politiche per l’ambiente al Candiani

La green economy municipale: aria, acqua, rifiuti, efficienza energetica e fonti rinnovabili

Negli ultimi dieci anni, le trasformazioni indotte dalle direttive europee in materia ambientale e una più diffusa coscienza ecologica, hanno profondamente segnato le attività del Comune di Venezia pur senza produrre una vera trasformazione culturale dell’azione amministrativa. I controlli ambientali svolti hanno descritto con efficacia la pressione sul nostro ambiente di vita: sappiamo tutto della qualità dell’aria, delle acque dolci di superficie o sotterranee di falda, di quelle  salate lagunari o di costa, conosciamo lo stato dei suoli e della produzione di rifiuti; l’applicazione locale degli indicatori di sostenibilità ci ha fornito una precisa descrizione della nostra “impronta ecologica” e saremmo pertanto in grado di intraprendere le corrette azioni politiche per garantire una risposta idonea alle nostre aspettative così come a quelle delle future generazioni; la gestione dei servizi pubblici locali ha visto l’azienda pubblica, Veritas, fare un salto di qualità estremamente significativo sia in materia di gestione dei rifiuti urbani con progressi nella raccolta differenziata e con l’adeguamento degli impianti di trattamento e recupero di materia ed energia, sia in materia di gestione delle risorse idriche, mantenendo tariffe tra le più basse d’Italia.

Meno è stato fatto sulle grandi questioni energetiche relative al miglioramento dell’efficienza energetica, del risparmio e dell’uso delle fonti rinnovabili, nonostante la necessità di agire anche a livello locale per contribuire alla lotta ai cambiamenti climatici.

L’ambiente non è solo la nostra casa, una questione etica o culturale, sempre di più l’ambiente è la vera prospettiva economica del futuro, quella in grado di garantire una miglior qualità della vita una conversione produttiva ed una prospettiva occupazionale di lungo periodo.

Come introdurre questi argomenti nel dibattito politico delle primarie in atto nel centrosinistra e dunque nella campagna elettorale?

Se anche l’America di Obama ha intrapreso la scelta della responsabilità ambientale e della green economy, perché non farlo a Venezia, una città a rischio per il cambiamenti climatici e in declino industriale?

Ne discutono lunedì 11 Gennaio 2010 ore 18 al centro Candiani di Mestre (sala piccola conferenze)

Gianfranco Bettin, candidato sindaco alle primarie del centrosinistra

Andrea Razzini, amministratore delegato di Veritas

Renzo Biancotto, direttore Agenzia Regional e Protezione Ambientale

Tommy Meduri scienze ambientali Università di Venezia( o Tommy Meduri)

Introduce Ezio Da Villa già assessore alle politiche ambientali della Provincia di Venezia, e presidente delegato delle Autorità d’Ambito per la gestione delle risorse idriche e dei rifiuti.

«Il progetto Mose va verificato»

Se ci fosse stato il Mose. Sono stati tanti a porsi questa domanda in questi giorni di acqua alta eccezionale. Per quante ore sarebbe stato chiuso? Sarebbe stato sufficiente a proteggere la laguna senza renderla uno stagno? Il Comune aveva proposto invano alternative più rapide ed economiche e interventi “complementari”. Intanto le acque alte aumentano. «Lo scenario è cambiato, l’alta marea eccezionale diventa quasi ordinaria, dunque il progetto Mose va rivisto e modificato, finché siamo in tempo», dice il verde Gianfranco Bettin. L’allarme viene anche dai dati del medio mare, in continuo aumento, e dagli studi dell’Ipcc e del professor Paolo Pirazzoli, che prevedono per fine secolo un eustatismo – aumento del livello del mare – vicino agli 80 centimetri. «Il Mose non era stato pensato per questo», insiste Bettin, «e una riflessione va fatta, senza ideologìe. Quante volte dovremo chiudere le paratoie bloccando il ricambio mare-laguna?» Secondo alcuni studiosi è necessario oggi «riconsiderare la questione del rapporto mare-laguna». Recuperando progetti alternativi mai valutati seriamente e interventi «diffusi» che come dimostrato dal Comune e dal Cnr avrebbero già ridotto di almeno 20 centimetri le acque alte. Necessari anche interventi alle bocche di porto, ma occorre ridurre la quantità di acqua in entrata, pensando a sbarramenti stagionali (cassoni affondabili) e una riduzione delle profondità. Oggi invece si sta andando in direzione contraria, e i canali alle bocche saranno scavati sempre più per farci passare le grandi navi. «Il nostro progetto è pensato per fermare qualsiasi acqua alta fino a tre metri», replicano al Magistrato alle Acque, «e tutti gli studi fatti dimostrano che il Mose è l’unico progetto in grado contrastare le acque alte».

Articolo di (a.v.), pubblicato sulla Nuova Venezia del 27 dicembre 2009

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