“Un viaggio che non promettiamo breve”. Wu Ming 1 al Laguna Libre

SABATO 28 GENNAIO alle ore 17.30
LAGUNA LIBRE – Cannaregio, 969 – Venezia
PRESENTAZIONE DEL LIBRO 
 
UN VIAGGIO CHE NON PROMETTIAMO BREVE
Venticinque anni di lotta no Tav
 
con l’autore WU MING 1
 
Introduce: Barbara Del Mercato (associazione In Comune)
Partecipano: Gianfranco Bettin (sociologo e scrittore)
Marta Canino (comitato No Grandi Navi)
Letture sceniche di Penelope Volinia (Teatro Ferrara Off)
Musiche di Bruno Maderna

In Italia molti comitati e gruppi di cittadini resistono a grandi opere dannose, inutili, imposte dall’alto. Tra questi, il movimento piú grande, radicale e radicato è senz’altro quello No Tav in Val di Susa, all’estremo occidente del Paese, fra Torino e il confi ne con la Francia. Un movimento che da venticinque anni sperimenta forme nuove – e al tempo stesso antiche – di partecipazione, autogestione, condivisione. Perché proprio in Val di Susa? Per piú di tre anni Wu Ming 1 ha cercato la risposta a questa domanda. Si è immerso nella realtà del movimento No Tav, partecipando a momenti-chiave della lotta, intervistando decine di attivisti, incrociando storia orale e fonti d’archivio, contemplando la valle dall’alto dei suoi monti. Un viaggio che non promettiamo breve è il risultato di quel lavoro. La voce del narratore ci fa passare dal romanzo di non-fi ction alla chanson des gestes, dall’inchiesta serrata alla saga popolare di ispirazione latinoamericana, con omaggi a Gabriel García Márquez e al Ciclo andino di Manuel Scorza. Dopo Point Lenana, una nuova opera-mondo sulle montagne, il territorio e il conflitto.

Le 664 pagine di questo lavoro grondano fatica, sono il frutto dell’impegno serio, da vero ricercatore, di Wu Ming  1, che ha consultato migliaia di documenti scritti e orali, testimonianze e reportage. «Oggetto del libro di Wu Ming 1 sono in primo luogo le parole: discorsi, interviste, documenti, articoli di giornale, volantini, libri bianchi, trasmissioni radio, memorie orali e scritte» (Daniele Giglioli, «Corriere della Sera» del 30/10/2016). La val di Susa, ma non solo, entra di prepotenza nella coscienza del lettore e lo costringe a porsi domande fondamentali che non riguardano solo il suo presente, ma il futuro dell’ambiente. È legittimo sventrare una montagna senza la minima certezza che questo serva ai cittadini? Le montagne attraversate dal TAV sono adeguate a sostenere l’impatto della Grande Opera? Quale modello di sviluppo è sostenibile? Cosa significa progresso?

«Un viaggio che non promettiamo breve è un libro che unisce, connette, mette insieme, dà  a chiunque lo legga, comunque la pensasse prima di leggerlo, la possibilità di passare dall’altra parte della barricata». (Daniele Giglioli, «Corriere della Sera» del 30/10/2016)

Le voci del libro, accorate, forti, fanno sentire il valore di una comunità che lotta per salvaguardare ambiente e salute, ritenendoli più importanti degli interessi economici e affaristici che hanno dato il via a questa impresa. Il lavoro di Wu Ming  1 non indulge nel pietismo, avanza con serietà nella sua analisi che impone al lettore una riflessione e, forse, una decisione e un impegno. Il viaggio da compiere nel leggere non è breve perché i problemi complessi impongono tempi lunghi; la nostra coscienza si deve abituare, o riabituare, al peso della riflessione che avvicina alla comprensione.

«Stiamo facendo disobbedienza civile, dice un leader del movimento, e ci assumiamo le nostre responsabilità» (Daniele Giglioli, «Corriere della Sera» del 30/10/2016)

«Un’opera che mescola la forma del romanzo e del saggio, gli stilemi della cronaca e dell’epica, il pulviscolo del dettaglio microscopico teso a schiacciare la grande narrazione senza intoppi del neocapitalismo mondiale. Non una battaglia letteraria di retroguardia però; bensì un vero e proprio manifesto etico del presente che ricorda i versi di A muso duro di Pierangelo Bertoli, “con un piede nel passato, e lo sguardo dritto e aperto nel futuro”».  (Davide Turrini, «IlFattoQuotidiano.it», link)

Leggere questo libro è una sfida per ognuno di noi, che magari ha rimosso il problema che non riguarda il suo cortile; le pagine fanno affiorare dal fondo della memoria le altre lotte del passato contro opere ritenute dannose e richiamano all’impegno.

«Nessuno sa come andrà a finire. Ma quanto a capacità di mostrare cosa possa produrre un esercizio di cittadinanza attiva in termini di solidarietà, partecipazione e presa di parola, gli abitanti della val di Susa (e l’autore che gli presta le sue pagine) hanno già vinto». (Daniele Giglioli, «Corriere della Sera» del 30/10/2016)

Dalla città ribelli per una Europa diversa

Città ribelli per una Europa diversa. Spazi di democrazia dal basso da mettere in rete per costruire European Alternatives, visioni alternative di una Europa che non sia quella delle banche, delle privatizzazioni, dei tagli al sociale e dei diritti negati. Città come Barcellona e Napoli. Città che non hanno solo in comune il mare ma anche due sindaci capaci di ricordare che la disobbedienza ai diktat dell’alta finanza è sempre una virtù. Sindaci come Ada Colau e Luigi De Magistris, questo pomeriggio ospiti della municipalità di Marghera in un dibattito organizzato in piazza Sant’Antonio in collaborazione, per l’appunto, con European Alternatives.

A far gli onori di casa, il presidente della municipalità, Gianfranco Bettin. “In un momento in cui i Comuni sono ridotti a semplici organi esecutori di una politica di tagli al welfare decisa in altre sedi, gli esempi di disobbedienza che stanno dando Barcellona e Napoli sono preziosi per farci capire che si può amministrare in maniera diversa. Ciò che non sta facendo il Comune di Venezia, purtroppo, che proprio nel primo atto della nuova Giunta ha tagliato i trasporti per i malati di Alzheimer e nel secondo ha eliminato il parco della laguna, già finanziato dalla comunità Europea. Ada Colau e Luigi De Magistris hanno dimostrato che si può amministrare una città non solo senza scatenare la guerra ai poveri, ma anche aprendo spazi di democrazia ai movimenti e alla cittadinanza attiva”. Tutto il contrario di Venezia, dove le stesse municipalità sono state rapinate da tutte le deleghe.

Ad introdurre il dibattito, Lorenzo Marsili, fondatore di European Alternatives, che ha raccontato come l’idea di costruire una associazione costruire una rete politica per far comunicare movimenti ed esperienze di democrazia dal basso, gli sia venuta a Pechino “dove i litigi tra Francia e Germania sulle politiche comunitarie sembrano davvero poca cosa”. “Viviamo un momento di collasso sia nella politica che nell’economia – ha spiegato -. Da questo collasso ne può uscire una Europa dei diritti come un ritorno del fascismo. La crisi della democrazia apre nuovi scenari e anche nuovi spazi di protagonismo dei movimenti sociali, come dimostrano per l’appunto i casi di Barcellona e di Napoli”.

Spazio quindi ai due ospito d’onore dell’incontro, intervistati da dal giornalista Giacomo Russo Spena, autore di “Ada Colau. La città in comune”, edizioni Alegre.

“Come sia diventata sindaca di Barcellona è un mistero anche per me – ha spiegato in perfetto italiano l’alcalde Ada Colau -. Fino a poco tempo fa non ero interessata alla politica istituzionale e mi limitavo a lottare per il diritto alla casa e a combattere gli sfratti. Barcellona è sempre stata una città con forte tradizione di sinistra ma a governare erano sempre gli stessi. La crisi economica ha portato con sé una crisi della democrazia rappresentativa. Le istituzioni non davano più risposte ai bisogni dei cittadini su temi fondamentali come la casa, la sanità, il lavoro…  Abbiamo cominciato a far rete tra associazioni, cittadinanza attiva e movimenti. Alla fine abbiamo deciso di presentarci alle elezioni contro tutto e tutti e… abbiamo vinto. Alcuni non ci credono ancora. E anche io faccio fatica a pensare che sia potuto succedere ma adesso a Barcellona non si sfratta più nessuno e sul municipio sventola uno striscione con la scritta: benvenuti rifugiati”.

Contro tutti e tutto, anche la vittoria di Luigi De Magistris, per il secondo anno consecutivo. “Gli exit poll non mi menzionavano neppure. Avevo contro la destra, la sinistra, i cinquestelle, per non parlare dei poteri forti e della mafia. Eppure abbiamo vinto. Ho trovato una città devastata dai debiti e dalle immondizie. Ho contribuito a cambiarla assieme ai cittadini napoletani investendo non sul capitale economico ma sul capitale umano, e ho vinto anche la seconda volta. Mi dicevano che dovevo chiudere le scuole per via della spending review. Neanche fosse una guerra o una epidemia. Ho disobbedito e ho assunto maestre e personale. Ora le scuole pubbliche ci sono e funzionano. Sono l’unico sindaco ad aver obbedito, e volentieri, al referendum sull’acqua trasformando una azienda privata in una azienda pubblica che oggi si chiama Abc, acqua bene comune. Ho internalizzato il patrimonio pubblico che era gestito solo da un imprenditore privato. Insomma, ho dimostrato che ‘pubblico’ funziona e che la disobbedienza è un valore civile quando si tratta di difendere il bene comune. Gli altri sindaci di fronte alle occupazioni di aree dismesse e degradata vanno da questore per chiedere lo sgombero, io vado dagli occupanti a ringraziarli per il lavoro svolto. Napoli oggi si è ripresa in mano il suo futuro. E non dite che è merito mio. Il merito è dei cittadini che hanno saputo ribellarsi”

Città Ribelli per cambiare l’Europa

GIOVEDÌ 14 LUGLIO INCONTRO A MARGHERA
CON ADA COLAU E LUIGI DE’ MAGISTRIS

Il recente, catastrofico risultato del referendum inglese sul Brexit dimostra che così non si può andare avanti: che le politiche di austerità condotte, negli anni della crisi, dalle élite nazionali ed europee hanno prodotto frammentazione e diseguaglianze. E stanno alimentando in tutto il continente la pericolosa crescita di egoismi e chiusure, rischiando di consegnare il destino di milioni di persone a forze esplicitamente autoritarie e razziste.

Di contro, in tutta Europa, si stanno sviluppando esperienze di segno completamente diverso: movimenti e istituzioni locali che, rivendicando diritti civili e sociali, provano a costruire un’alternativa che assicuri migliori condizioni di vita per tutte e tutti. Un anno di “governo del cambiamento” a Barcellona, dopo l’elezione a sindaca di Ada Colau, e la recente riconferma di Luigi de’ Magistris a sindaco di Napoli sono tra le più note e avanzate esperienze di “città ribelli” in Europa.

Città che, in una continua, aperta dialettica tra iniziativa “dal basso”, protagonismo delle cittadine e dei cittadini, e azione di governo municipale, mettono in primo piano i diritti delle persone. E pongono in questione obblighi e vincoli, nazionali ed europei, apparentemente immutabili, per aprire spazi alla soluzione di quei problemi, che oggi condizionano la vita della maggioranza degli abitanti nelle nostre città.

Per conoscere direttamente le esperienze di Barcellona e Napoli e per discutere con loro della necessità di una rete di “città per il cambiamento”, che sia protagonista della costruzione di una nuova Europa, più giusta e democratica, la Municipalità di Marghera e European Alternatives invitano all’incontro pubblico con Ada Colau (sindaca di Barcellona), Luigi de’ Magistris (sindaco di Napoli), Gianfranco Bettin (presidente della Municipalità di Marghera) e Lorenzo Marsili (fondatore di European Alternatives), moderato da Giacomo Russo Spena (giornalista e autore di “Ada Colau. La città in comune”)

GIOVEDÌ 14 LUGLIO 2016 alle ore 18
nell’arena estiva di piazza Mercato (Marghera – Venezia)

L’evento è parte di un percorso europeo per promuovere la costruzione di una rete transnazionale fra città e municipi del cambiamento.

Naomi Klein a Venezia. “Una rivoluzione ci salverà”. Lunedì 2 febbraio, ore 18.00, Auditorium di Santa Margherita

Dall’autrice di “No logo” e “Shock economy”, un attacco politico al cuore del capitalismo.

Lunedì 2 febbraio a Venezia Naomi Klein presenterà la traduzione italiana del suo ultimo libro This Changes Everything.

L’incontro sarà introdotto dal saluto del Rettore di Ca’ Foscari prof. Michele Bugliesi e coordinato da Beppe Caccia. Intervisterà l’autrice, Gianfranco Bettin (sociologo e narratore, già assessore comunale all’Ambiente) .
Alla discussione prenderanno parte Duccio Basosi (docente di Storia delle relazioni internazionali a Ca’ Foscari), attiviste e attivisti di movimenti e associazioni impegnati sul “climate change”, ricercatori e studenti, cittadini e lettori. L’incontro assume particolare significato per una città come Venezia, direttamente e drammaticamente esposta agli effetti dei cambiamenti climatici e che, a partire dall’impegno delle sue università e della sua società civile, potrebbe essere protagonista globale di un’inversione di tendenza non più rinviabile.

” Il capitalismo non è più sostenibile. A meno di cambiamenti radicali nel modo in cui la popolazione mondiale vive, produce e gestisce le proprie attività economiche – con i consumi e le emissioni aumentati vertiginosamente – non c’è modo di evitare il peggio. Cosa fare allora? Il messaggio è dirompente: si è perso talmente tanto tempo nello stallo politico del decidere di non decidere, che se oggi volessimo davvero salvarci dal peggio dovremmo affrontare tagli così significativi alle emissioni da mettere in discussione la logica fondamentale della nostra economia: la crescita del PIL come priorità assoluta. “Non abbiamo intrapreso le azioni necessarie a ridurre le emissioni perché questo sarebbe sostanzialmente in conflitto con il capitalismo deregolamentato, ossia con l’ideologia imperante nel periodo in cui cercavamo di trovare una via d’uscita alla crisi. Siamo bloccati perché le azioni che garantirebbero ottime chance di evitare la catastrofe – e di cui beneficerebbe la stragrande maggioranza delle persone – rappresentano una minaccia estrema per quell’élite che tiene le redini della nostra economia, del nostro sistema politico e di molti dei nostri media.” La via d’uscita che intravede Naomi Klein non è una Green Economy all’acqua di rose, ma una trasformazione radicale del nostro stile di vita. “La buona notizia è che molti di questi cambiamenti non sono affatto catastrofici; al contrario, sono entusiasmanti.”

Naomi Klein, nata a Montreal nel 1970, è una giornalista professionista insignita di numerosi premi. Dopo lo straordinario successo della prima edizione di No Logo nel 2000, ha pubblicato nel 2007 Shock Economy, atto d’accusa contro il capitalismo dei disastri.

L’evento è promosso dall’Associazione di cultura e iniziativa politica “in comune” in collaborazione con l’Università degli studi “Ca’ Foscari” e l’editore Rizzoli Libri.

In piazza per un mondo nuovo. Quello disegnato dalla nostra Costituzione

Costituzione, strada maestra per un futuro di democrazia e di partecipazione. Questo è il sunto dell’incontro svoltosi ieri pomeriggio nella sala consiliare del Municipio di Mestre. L’iniziativa è stata organizzata a sostegno della manifestazione che si svolgerà a Roma in difesa della Costituzione e promossa da Don Luigi Ciotti, Maurizio Landini, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky e Lorenza Carlassare. Proprio la docente di Diritto Costituzionale all’università patavina, è stata l’ospite d’onore dell’incontro mestrino, attorniata da un insieme alquanto variegato di relatori, a testimonianza di come la difesa della nostra carta costituzionale sia sentita da tutti i cittadini. Erano presenti un giornalista, Beppe Giulietti, un sindacalista, Luca Trevisan, un religioso, don Luigi Tellatin, un amministratore, Gianfranco Bettin. Moderatore dell’incontro, Beppe Caccia (vedi la video intervista in basso).

Saluti di Mario Bonifacio, del direttivo provinciale dell’Anpi, che ha portato l’adesione dell’associazione partigiani della provincia senza nascondere il suo sconcerto per la mancata adesione del nazionale.

Centrale l’intervento di Lorenza Carlassare, docente di Diritto Costituzionale all’università patavina, che si è chiesta come mai la Costituzione sia così detestata. “Le sua radici affondano in un sogno di libertà e di democrazia. E’ avversata perché, se fosse applicata, aprirebbe la strada ad una stagione di profonde e bellissime trasformazioni sociali. Gli attacchi alla Costituzione sono cominciati sin dalla sua nascita. Il primo sistema utilizzato per sabotare la sua dirompente forza di democratizzazione è stato quello di non applicarla sin da subito. Questo, per le forze della conservazione è stato sin dall’inizio il modo più efficace di contrastarla. Il secondo e più recente passo è stato quello di violarla. Gli esempi sarebbero tanti. Ricordo solo la sostituzione dei decreti legge ministeriali alle leggi votate e discusse in parlamento. L’ultimo tentativo di depotenziare la Costituzione è stato quello di proporre continuamente proposte di riforma in modo da farla passare come inadeguata. Anche ‘vecchia’, l’hanno chiamata, senza considerare che quella americana o quella inglese sono assai più datate. E senza considerare che i principi di democrazia e libertà su cui è fondata non invecchiano mai”.
Sugli obiettivi della manifestazione, la Carlassare ha ribadito che non è una zattera per profughi politici ma una iniziativa “che vuole soltanto risvegliare le coscienze per spingere i cittadini a riappropiarsi della propria vita. Perché la Costituzione non è una cosa astratta! Detta dei principi che vanno applicati. Un esempio? La collocazione delle risorse in questi tempi di crisi. Cosa ci dice la Costituzione? Non spendiamoli in bombardieri che contrastano i suoi articoli ma piuttosto investiamoli nelle scuole e nell’istruzione che lei stabilisce come garantiti. Lo stesso per il diritto d’asilo. La Bossi Fini è anticostituzionale perché l’articolo 10 garantisce i rifugiati. Un altro esempio? l’articolo 27 che subordina la pena carceraria alle condizioni del carcerato. E potremmo continuare fin che volete”.

La parola al giornalista Beppe Giulietti di Articolo 21. Associazione che si richiama espressamente alla Costituzione e al diritto di avere una libera stampa. Un diritto che, vorrei ricordare, non è esclusivo ai giornalisti ma a tutti i cittadini. Giulietti ha messo in guardia contro i rischi di derive presidenzialiste. “Già viviamo un presidenzialismo a reti unificate, ci mancherebbe vederlo anche nella Costituzione. Ci raccontano che le riforme sono necessarie? Io credo che l’unica cosa necessaria sia applicarla, la Costituzione. Ma prima ancora che le proposte di riforme non mi piace il contesto in cui questa proposte vengono portate avanti. Non c’è più De Gasperi. Adesso dovremmo discutere con un condannato in via definitiva? Ieri c’era un cemento antifascista alla base dell’assemblea costituente. Oggi, se mi passate il gioco di parole, ho dei forti pregiudizi su troppi pregiudicati che vorrebbero riscrivere la Carta Costituzionale. Come si fa a sedersi attorno ad un tavolo con gente che ha marciato contro i tribunali? Prima bisogna disinquinare l’ambiente, risolvere il conflitto di interessi, preparare una nuova legge elettorale. Tutti passaggi che non centrano con la Costituzione. Per questo, sabato a Roma marceremo per applicare e non per difendere la nostra carta costituzionale”.

Luca Trevisan della Fiom ha portato il dibattito sui temi del lavoro. “Siamo di fronte ad una crisi della rappresentanza che riguarda anche il sindacato e questa è anche conseguenza della mancata applicazione della Costituzione e della preponderanza delle forze della finanza. Il lavoro è diventato una merce e neanche delle più pregiate. Sono state ridotte le protezioni sociali e colpito il welfare. Le conquiste ottenute sono state messe in discussione. A Marchionne che afferma che in Italia non si può fare imprenditoria per colpa della Costituzione, rispondiamo che non è la Costituzione che bisogna cambiare ma le politiche. Dobbiamo cambiare modello di sviluppo e costruire una nuova economia. Sabato scenderanno in piazza tante persone provenienti da tanti schieramenti diversi per chiedere una prospettiva di cambiamento che tragga la sua forza proprio dalla Costituzione”.

Libera è l’associazione di don Luigi Ciotti che si batte contro le mafie. E il miglior libro anti mafia, ha spiegato don Luigi Tellatin, è proprio la Costituzione. “Basterebbe applicarla, far funzionare lo Stato e rafforzare la democrazia. Così la mafia diventerebbe inutile e sarebbe battuta”. Don Luigi è uno che nel suo comodino tiene sempre due libri: il Vangelo e la Costituzione. “Il mio vangelo laico”, spiega, ed invita a coltivare il senso della memoria contro un popolismo banale ma furbo che “svuota i principi in nome della tecnologia dei mercati”.

Chiusura per Gianfranco Bettin, assessore comunale all’Ambiente. “La Costituzione è stata una di quelle cose che solo gli italiani sono capaci di inventarsi nei momenti più bui. Oggi, è in atto un tentativo di svuotarla di significato, di impaludarla. Una tecnica consolidata che abbiamo visto all’opera troppe volte. Con la riforma sanitaria, ad esempio. Ma anche con la legge di interruzione della gravidanza o con la legge Basaglia. Leggi tanto innovative quanto scomode che subito dopo la loro approvazione o non vengono applicate o vengono delegittimate. Così sta accadendo con la Costituzione. Ricordate quando Berlusconi la definiva ‘una carta sovietica’ da cambiare a tutti i costi? Adesso il gioco è più sottile ed insidioso. Ci raccontano che è superata, che ha bisogno di essere riformata. Non è vero. E’ un tentativo di colpire i suoi principi sempre attuali. Un tentativo che va smascherato per quello che è”.
Bettin fa notare anche come la perdita di autonomia degli enti locali, i Comuni in primis -oramai ridotti a meri enti applicativi di quanto deciso a Roma se non direttamente da Bruxelles – vada ad inserirsi in questo tentativo di svuotamento della nostra carta costituzionale: “un vero attacco alla democrazia e alla partecipazione”.
“Per questi motivi – conclude l’assessore – la manifestazione di sabato non ha lo scopo di difendere il vecchio mondo ma di costruire quello nuovo. Con la Costituzione come arma da combattimento”.

Link alla video intervista di Lorenza Carlassarre

Link alla video intervista a Beppe Caccia 1

Link alla video intervista a Beppe Caccia 2