Lettera aperta “in comune”

Condivido il programma e le idee di uno sviluppo della nostra città abbozzate e dibattute da voi durante la campagna delle primarie. Nutro infatti riserve e perplessità su ciò che in generale nelle discussioni pubbliche e nella mentalità del mondo politico italiano non viene recepito ed affrontato: la questione di una coesione sociale e di una normale e feconda convivenza civile intesa come indispensabile sfondo, oltreché propulsore, per uno sviluppo economico sociale e culturale.

Ne consegue una vastissima gamma di questioni correlate anche al rapido, consistente ed inesorabile fenomeno dell’immigrazione: dalla pianificazione urbana e territoriale, ai servizi sociali, alla creazione di aree di esclusione e di apartide urbana e residenziale, al rispetto dei diritti, ivi compresi i diritti umani ecc…

I tragici fatti che succedono ormai a ritmi sempre più frequenti in Italia, l’ultimo solo qualche giorno fa in via Padova a Milano, non costituiscono purtroppo un paradigma a valere per il futuro in altre città e situazioni potenzialmente a rischio come Venezia- Mestre. L’unica reazione a questi fatti tragici è il solito e triste gioco politico di parte, messo in scena da una politica paralizzata dalla ricerca di consenso e inetta nel progettare e governare la metropoli.

Mestre non è un’ isola felice e intanto il disagio c’è e si accumula sempre più, sia tra una parte della popolazione autoctona, sia tra i cittadini stranieri. Se non ci sarà un sussulto di lucidità e di lungimiranza, la città rischia di trasformarsi in luogo di reiterazione degli avvenimenti accaduti a Milano, Torino, Rosario… I governanti o gli amministratori non sono soltanto responsabili di ciò che fanno durante una legislatura, ma sono anche responsabili di ciò che avrebbero potuto e dovuto  fare per il futuro dei cittadini.

La ghettizzazione degli immigrati e la storia dei ghetti urbani comincia con un palazzo degradato e fatiscente, un tetto che fa acqua dappertutto, una facciata da rifare, il riscaldamento fuori uso e gli inquilini che non riescono a mettersi d’accordo per i lavori di ristrutturazione che vengono rimandati di anno in anno. La situazione rende impossibile affittare questi appartamenti agli italiani e così fa il suo ingresso la prima famiglia immigrata e a questo punto il copione è già scritto: odori di cucina che invadono il palazzo, screzi per il baccano notturno, affollamento degli appartamenti perchè è chiaro che un immigrato, pur di avere un tetto e poter pagare l’affitto (che secondo il SUNIA è mediamente del 30% più caro per gli stranieri che presto diventeranno la maggioranza nel condominio) è disposto a vivere anche in dieci persone in pochi metri quadrati.

Il degrado richiama altri immigrati e a poco a poco da un palazzo la situazione si estende ad altri e così si formano vie e quartieri segregati, ma solo a questo punto si prende atto del problema anziché prevenirlo in tempo con opportuni strumenti e politiche urbane e abitative mirate e adeguate.

È questo il processo già in atto a Mestre per risolvere il quale non sono concessi tentennamenti o rinvii ulteriori.

Sono contento che mi sia stato proposto di unirmi a voi, ma confido non solo come immigrato bensì come cittadino che vive da quarant’anni in questa città. La cosa per me ha senso solo se la mia posizione è da voi realmente e consapevolmente recepita ed io di conseguenza possa essere messo in condizione di condividere insieme a voi in modo attivo e con la mia sensibilità la campagna elettorale ed il dialogo con la cittadinanza.

Golam Reza Mohammad Rashidy