Città d’Europa protagoniste del cambiamento tra guerre e migrazioni

In una Europa aperta ma composta da nazioni chiuse – ha spiegato Luciana Castellina – le contraddizioni si concentrano sulle città. Ed è da questi luoghi, sociali e politici, che dovrà partire il cambiamento. Ed è proprio sotto questa lente che la nascente Sinistra Italiana della nostra provincia ha scelto di aprire l’autunno politico veneziano con un dibattito sul tema “Dalle città all’Europa”, svoltosi ieri pomeriggio a Venezia, in una sala San Leonardo gremita di gente.

L’obiettivo dell’incontro è stato quello di “riprendere il mano il bandolo della matassa” dopo la pausa estiva – ha spiegato nella sua introduzione Mattia Orlando – per tessere da protagonisti “le trame di un futuro ancora incerto al quel arriviamo dopo un passato di conflittualità”. A far gli onori di casa,  Anna Messinis, consigliera di circoscrizione di 2020Ve e e vice presidente della Municipalità di Venezia. Città che è uno dei punti focali del cambiamento cui accennavamo. Ma tutto in negativo. “Dopo un anno di giunta Brugnaro, possiamo affermare che Venezia è diventata un laboratorio di politiche populiste, tradendo la sua antica tradizione di città aperta e la sua ancora più antica e, allo stesso tempo, innovativa vocazione di città capace di tutelare il suo ambiente”. La democrazia ha lasciato il posto alla tecnica gestionale, ha spiegato la consigliera. Il welfare è stato abbandonato in nome del profitto privato e l’ambiente è letto solo come merce da vendere. “Il degrado di cui tanto si parla, nasce proprio da questa visione commerciale del mondo e della città. Le soluzioni che il sindaco propone, come quella di colpire il turismo ‘straccione’ a favore di quello ricco, è un rimedio peggiore del male. La strada dovrebbe essere, al contrario, quella di valorizzare  le proposte dei tanti movimenti e dei tantissimi cittadini che si battono per una Venezia diversa e per una diversa economia: aiutare la residenzialità locale, l’artigianato e le altre attività non necessariamente legate al turismo, per ridare linfa vitale e dignità a chi vuole costruire in laguna il suo futuro”.

Dal grigione di una Venezia dall’incerto futuro, la giornalista Luciana Castellina spazia verso una lucida analisi del momento politico europeo. E comincia col dire che le elezioni non bastano più per garantire democrazia e, ancor meno, partecipazione. “Il primo danno fatto dal governo Renzi è stato quello di dichiarare la politica incompetente a dare risposte ai bisogni delle persone. In questo modo, il partito degli affari ha pressoché nullificato la democrazia. Ripartire sarà difficile perché è necessario ricostruire tutta la pratica democratica e non basterà mettere una croce su una scheda. La sinistra non deve più fare l’errore di adagiarsi solo sulle consultazioni elettorali ma diventare protagonista dei cambiamenti nel sociale. Dobbiamo costruire una nuova democrazia e la strada è quella di riscoprire e ridare dignità alla politica”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Valentina Orazzini, responsabile per l’Europa di Fiom, che sottolinea l’importanza di riappropiarsi di fiducia e speranza. “Il problema non è solo quello di andare al governo. La Grecia insegna che non è sufficiente il potere politico per cambiare le politiche neoliberiste. Il nostro obiettivo è piuttosto quello di costruire una forte opposizione sociale e di mettere in rete i movimenti di opposizione per costruire dal basso il cambiamento”. Le fa eco Martina Carpani, Rete per la Conoscenza: “Più che interrogarsi sulle alleanze politiche e sugli andamenti dei flussi elettorali, la nascente sinistra dovrebbe chiedersi come vuole rappresentare e costruire il nuovo”.

A questo punto viene da chiedersi se la citata sinistra italiana sia finalmente pronta a slegarsi dal mito della “conquista del palazzo d’Inverno” e dei “diecimila anni” di felice socialismo che ne sarebbero derivati, magari per capire che il progresso sociale si costruisce giorno dopo giorno alzando sempre di più l’asticella del conflitto tra movimenti e un potere politico, o meglio ancora, economico, che per sua natura tende a “piramidizzarsi” verso l’alto, indipendentemente da chi siede nella stanza dei bottoni. La nascente Sinistra italiana, ad esempio, sarà l’ennesimo partito tradizionale o qualcosa di davvero nuovo? Non ha esitazioni, Nicola Fratoianni, deputato e promotore di SI. “Abbiamo tante cose difficili da fare. Il problema è come farle. Non ho dubbi che è necessario costruire un partito capace di raccogliere le opposizioni a questo sistema, mettere insieme idee e proposte e dare gambe a tutto ciò”.