«Venezia: bruciato giaciglio a un barbone»

Per Gianfranco Bettin, sociologo e politico, la vicenda del senza fissa dimora veneziano che alcuni ragazzi l’altra sera hanno tentato di bruciare vivo è di quelle che agghiacciano e indignano . “Non può, in alcun modo, essere rubricata nella categoria delle bravate. Essa – ha aggiunto – è un frutto dell’epoca, un frutto dell’odio e della maleducazione nella quale si vive immersi. Più precisamente, di una cultura dell’odio che individua nei diversi, nei reietti, un nemico da denigrare fino all’insulto e alla mortificazione, cosa che oggi avviene comunemente non in qualche osteria bensì da pulpiti istituzionali, da forze politiche, da personalità che predicano spesso sui media principali . Ma c’é anche all’opera, in questi episodi – ha detto -, una cultura della violenza, dell’arroganza, dell’egoismo che identifica nel branco e nel proprio gruppo di appartenenza in generale la sola fonte di legittimità e di identità e che vede nell’altro, specie se diverso per condizione, un oggetto di ostilità e di avversione e spesso un bersaglio da colpire. Serve una radicale rigenerazione, un rilancio potente degli anticorpi democratici, di una politica educativa matura, consapevole che un’altra è la strada per crescere bene in un mondo difficile come il nostro.

Tratto da un comunicato Ansa pubblicato il 6 gennaio 2010

Lascia un commento