«Venezia: grande comune dell’agricoltura biologica»

Con i suoi 413 kmq, la superficie del Comune di Venezia non è solo una delle più grandi d’Italia dopo quella del Comune di Roma, ma fa anche di Venezia il Comune con la più vasta superficie agricola in Provincia e uno dei maggiori nel Veneto. Ciò rappresenta una grande opportunità di ricchezza e una possibile nuova strategica direttrice di sviluppo. Di converso, la più grande fonte di inquinamento in laguna non è la chimica ma la produzione agro-alimentare o, per essere precisi, i reflui della produzione agro-alimentare che arrivano in laguna attraverso il bacino scolante. Oggi, tuttavia, il sistema è in difficoltà, se non in crisi, e le alternative allo sfruttamento e allo sperpero delle risorse naturali che un tempo sembravano “optional” sono oggi stringenti necessità, anche in campo agro alimentare, ottime opportunità. Questo potrebbe fornire a Venezia la possibilità di produrre e vendere un’altra cosa accanto al turismo, alla cultura, alle nuove tecnologie: un prodotto alimentare di qualità.
Si tratta di creare le premesse affinché si sviluppi una nuova realtà economica e produttiva dell’agro alimentare, capace di produrre e trasformare in loco alimenti biologici o a ridotto impatto ambientale che sapranno eccellere sia in qualità organolettiche che eco-solidali.
Il termine eco-solidale va declinato in termini di:

  • consumo energetico ridotto ed orientato alla produzione tramite fonti alternative (biomasse, eolico, solare, maree);
  • spostamento delle merci il più vicino possibile al km zero;
  • ridotto consumo idrico;
  • rispetto della biodiversità e delle varietà locali;
  • colture OGM free;
  • utilizzo del metodo dell’agricoltura e dell’allevamento biologici;
  • rapporto diretto tra produttori e consumatori.

Si devono aprire spazi nei mercati rionali per i produttori locali che volessero aderire al percorso e vanno inventate forme per promuovere la vendita diretta in azienda. Si dovranno poi proporre i prodotti di questa agricoltura, allevamento e pesca, anche su scala internazionale, ottenendo tutti i marchi di qualità necessari a cui affiancare il nome, e il logo, di “Venezia”. Nome che andrà “tutelato” tramite la creazione di un marchio nuovo, ad hoc, capace di identificare il “nostro” sistema produttivo agricolo e quindi di certificare la qualità dei nostri prodotti. Inizialmente la proposta dovrebbe essere indirizzata a quelle aziende che operano nell’area del nostro bacino scolante e poi a tutti coloro che in Veneto volessero usare il marchio e quindi agire nel rispetto del nostro “disciplinare di produzione”.

Si potrebbero così realizzare quattro operazioni:

  • offrire al commercio locale una nuova opportunità con un nuovo, vero, prodotto locale di qualità;
  • esportare in un territorio più ampio, nel Veneto, il modello produttivo lagunare, contribuendo al disinquinamento del Bacino Scolante e, quindi, della Regione;
  • promuovere l’agricoltura di qualità come attività capace di generare ricchezza al di là delle sovvenzioni pubbliche e, quindi, attività non così facilmente sacrificabile alla (attualmente) più redditizia cementificazione dilagante o al solito schema basato sul turismo spesso “mordi e fuggi”;
  • valorizzare e sviluppare gli aspetti di tutela paesaggistica ed ambientale quali patrimoni condivisi della professione moderna di agricoltore, allevatore e pescatore.

Tratto dal Programma di Gianfranco Bettin per le elezioni primarie del CentroSinistra 2010

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